Pubblicato il secondo fascicolo 2017

editoriale

di Maurizio FAGGIONI

Humanae vitae fu pubblicata nell’estate del 1968, dopo infinite polemiche e scontri che erano cominciati, neppure tanto velatamente, nella stessa Aula conciliare e la pubblicazione fu seguita da un dibattito a volte persino acre, come nessun’altro testo magisteriale moderno. Mentre sta per scoccare il cinquantesimo anniversario dell’Enciclica, un altro testo magisteriale, Amoris laetitia, sta suscitando un’ondata di reazioni contrapposte che hanno raggiunto, negli avversari, toni inusitati sino ad accusare il Santo Padre di allontanarsi dal solco della retta dottrina e di sconfinare addirittura nell’eresia.

La nostra rivista ha già dedicato interventi di notevole spessore teoretico e pastorale ad alcuni aspetti più delicati dell’Esortazione apostolica e anche in questo numero non mancano contributi in questo senso. L’articolo di apertura di mons. Mauro Cozzoli, prima parte di un intervento più ampio, si propone di andare oltre le polemiche che soffocano, per così dire, come parassiti infestanti l’uno e l’altro testo, per coglierne gli aspetti di continuità e di novità alla luce della dottrina conciliare sul matrimonio. Dopo Gaudium et spes l’amore è ormai acquisito come principio ermeneutico ed etico del matrimonio e della famiglia e
di questa centralità dell’amore come realtà squisitamente umana sono testimoni, in modi diversi, ma con sostanziale continuità tanto Humanae vitae quanto Amoris laetitia, attraverso il filo rosso del magistero di Giovanni Paolo II espresso soprattutto in Familiaris consortio e nelle celebri Catechesi sull’amore.  Al di là delle norme operative, sempre perfettibili, e delle concrete indicazioni pastorali, sempre bisognose di contestualizzazioni e adattamenti, puntare sui nuclei ideali di questo magistero ci pare una preziosa indicazione metodologica. I due articoli seguenti, uno con taglio storico e l’altro teoretico, approfondiscono
aspetti della coscienza morale. In coincidenza con la celebrazione del 500° anniversario della riforma (1517-2017) Rudolf Hein, ripropone la teologia di Adriano di Utrecht, poi Adriano VI, sulla coscienza in rapporto con la verità, intesa come veritas vitae. Ormai sono quarant’anni da che, proprio in questa rivista, un insigne storico della morale, Louis Vereecke ha attirato l’attenzione degli studiosi sull’apporto di Adriano alla teologia morale. Nell’altro intervento James T. Bretzke affronta la delicata questione della coscienza in relazione con gli insegnamenti magisteriali prendendo lo spunto dai famosi dubia espressi dai quattro cardinali sulla compatibilità di certe indicazioni di Amoris laetitia con Veritatis splendor. L’Autore vede una via possibile per ridurre alcune tensioni nella dottrina di sant’Ignazio di Loyola sul discernimento. Un’altra coppia di articoli approfondisce temi teologici di capitale importanza per la morale fondamentale. Réal Tremblay confronta l’interpretazione che Benedetto XVI fa della “beatitudine” del “cuore puro” che vede Dio con quella di Ireneo di Lione sulla visio Dei, nella prospettiva di una teologia morale di tipo filiale. L’articolo di Christian Ngazain Ngelesa ripropone aspetti della teologia della Kenosi a partire dalla Theologie der drei Tage di von Balthasar sottolineando come sia urgente cambiare il nostro sguardo su Dio per cambiare il nostro
modo di giudicare e di agire.

Il presente numero di Studia moralia, già molto ricco, riporta, quindi, la presentazione fatta dal prof. Simone Morandini del volume Sorella madre terra. Radici francescane della Laudato si’ del nostro invitato Martín Carbajo Núñez e quella fatta dalla prof.ssa Emma Caroleo del volume della nostra dottoressa Chiara Santoro dal titolo Il desiderio tra infinito e limite. Indagine etico-pedagogica sui disturbi alimentari in adolescenza, sua dissertazione dottorale giudicata meritevole di pubblicazione
nella collana Tesi Accademia Alfonsiana.

Dopo le consuete recensioni di alcuni saggi e testi recentemente usciti, la Cronaca dell’Anno Accademico 2016-2017 a cura della segretaria generale, dott.ssa Danielle Gros rende conto di un anno vivace e fecondo di lavoro ed eventi.

 

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