Studia MoraliaEditoriali StMor

online l’editoriale del primo fascicolo 2026

comprendere l'umano nella sua complessità costituente

editoriale di Maikel P. Dalbem, C.Ss.R.

Le scoperte sul cervello umano e i loro impatti concreti continuano a sorprenderci. Anche se ci troviamo a muovere i primi passi di un lungo cammino, gli ultimi decenni ci hanno riservato importanti e impressionanti scoperte sul funzionamento di questo organo corporeo e sulle sue implicazioni nella dinamica della totalità della persona umana. Mentre il cervello si rivela come un organo fisico che, come gli altri, nella sua specificità è parte integrante della complessa struttura del corpo umano, la sua complessità e il suo posto centrale nella rete di interconnessioni che compongono l’individualità umana aprono a un orizzonte sempre più ampio nella costruzione di una più profonda comprensione in relazione all’identità umana e alle sue intricate reti relazionali con l’ambiente circostante e con le sue comunità di appartenenza.


Come affermato dalla Tradizione della Chiesa e confermato nel recente Magistero nella Gaudium et spes n. 14, l’essere umano deve essere visto, studiato e compreso nella sua complessità costituente. Lontano da qualsiasi riduzionismo, sia esso di base materialista o dualista, l’essere umano è un’unità complessa che realizza la sua vocazione tra le bellezze e le tensioni della sua stessa realtà. Di conseguenza, la visione della fede ci pone nella chiara percezione che il dialogo inter e transdisciplinare è la via attraverso la quale troveremo il vocabolario adatto per tradurre il mistero concreto dell’incarnazione umana, superando i pregiudizi che relegavano la soggettività umana sia alla mera chimica cerebrale sia a una visione slegata della complessità della carne. Non si tratta semplicemente di un’esigenza di metodo scientifico, ma, per la teologia, si tratta di percorrere la stessa via tracciata dal Verbo, che si è fatto carne e è venuto ad abitare in mezzo a noi.


È proprio questo il cammino salutare su cui la teologia morale è chiamata a impostare le sue riflessioni: come molto ben espresso nella Veritatis gaudium, tale impostazione interdisciplinare pone il teologo moralista necessariamente in un atteggiamento di dialogo franco con le scienze biologiche, evitando fondamentalmente due estremi: da un lato il riduzionismo materialista, che annulla lo spirito, e dall’altro un certo apriorismo difensivo, che ignora il dato scientifico. Gli articoli che compongono la sezione Approfondimenti presente in questo fascicolo di Studia Moralia, si collocano proprio sulla scia di questo complesso cammino di riflessione nella costruzione di una comprensione dell’essere umano come agente morale inserito in un orizzonte sempre più ampio e ricco di sfumature.

 

Il primo contributo, scritto da Andrea Pizzichini, affronta il complesso problema della coscienza umana, cercando di tracciare un possibile ponte epistemologico tra teologia morale e neuroscienze attraverso la metodologia del circolo ermeneutico, focalizzandosi sulla teoria dell’informazione integrata (IIT). Nel secondo articolo, scritto da Mario Boies, la riflessione passa dalla coscienza all’atto di giudicare. L’Autore evidenzia come il giudizio morale non sia semplicemente un atto puramente freddo o razionale, ma piuttosto un processo integrale che coinvolge diverse strutture neuronali e l’empatia. Paolo Spaviero, nella riflessione successiva, affronta il problema del libero arbitrio come punto centrale dell’agire umano. Di fronte a letture neuroscientifiche deterministiche, egli sposta la riflessione nella direzione di una neurobiologia interpersonale che restituisca al libero arbitrio il suo ruolo principale, non come concetto astratto, ma integrato nell’agire evolutivo umano. Concludendo la sezione Approfondimenti, Nicola D’Onghia affronta il problema dell’identità relazionale smontando il mito dell’io “atomizzato” e disincarnato. La riflessione proposta dall’Autore si basa su studi delle aree motorie e della embodied cognition che dimostrano scientificamente qualcosa che la teologia afferma da sempre: l’essere umano è essenzialmente orientato alla relazione.

 

La Rivista offre inoltre altri tre articoli di varie aree della teologia morale. Nel primo di questi, Giuseppe De Virgilio ci presenta un’analisi esegetica di Lc 7,11-17 (la risurrezione del figlio della vedova di Nain) ricordando il cuore del messaggio etico-teologico cristiano: la compassione profetica di Gesù. A seguire, Anthony Hollowell traccia un interessante parallelismo tra l’argomentazione di Cipriano di Cartagine

e le odierne tensioni pastorali legate a certe interpretazioni di Amoris laetitia. Infine, Egidio Giuliani riflette sul concetto classico di ordo amoris (Agostino e San Tommaso), stimolato dal recente dibattito politico statunitense sui confini della solidarietà.


A conclusione della rivista si trovano le consuete presentazioni di libri, recensioni e segnalazioni bibliografiche. In definitiva, se fosse possibile classificare la riflessione contenuta nella totalità di questo numero di Studia Moralia, si potrebbe dire che si tratta di un prezioso tassello che si aggiunge alla costruzione del grande edificio riflessivo dell’antropologia morale. Che si cerchi di analizzare il funzionamento delle reti neurali o che si cerchi di leggere il fenomeno politico alla luce dell’ordo amoris, al centro rimane sempre la persona umana: libera e relazionale, destinata alla comunione.